Guadagnare Investendo in Azioni

La Borsa di New York, meglio conosciuta come New York Stock Exchange (NYSE)fu creata il 17 maggio 1792 quando 24 agenti di borsa firmarono un trattato di “cooperazione finanziaria” al numero 68 di Wall Street. Innumerevoli fortune sono state guadagnate e perse da allora, mentre gli azionisti hanno alimentato un’era industriale che oggi ha creato un panorama di colossi aziendali che generano miliardi e miliardi di dollari. E i grandi investitori hanno saputo sfruttare bene questo boom finanziario guadagnando cifre altrettanto considerevoli. Come è andata invece ai piccoli investitori alle prese con la solita avidità e paura?

Guadagnare Investendo in Azioni

Qualunque professionista che opera oggi sui mercati finanziari potrebbe mostrarvi decine di statistiche che dimostrano come le azioni abbiano generato rendimenti eccezionali per decenni. Tuttavia, tenere nel proprio portafoglio azionario quelle sbagliate può altrettanto facilmente distruggere le fortune accumulate e negare agli azionisti le opportunità di guadagno più lucrose. Come dimenticare il crollo del 50% del Dow Jones tra il 2007 e il 2009, all’apice della crisi economica mondiale.

Questo periodo problematico evidenzia l’impatto di alcuni fattori sulle performance azionarie, soprattutto di quelli psicologici, con l’avidità di indurre i partecipanti al mercato ad acquistare titoli azionari a prezzi insostenibilmente alti, mentre la paura li induce a vendere a prezzi fortemente scontati. Questo pendolo emotivo favorisce anche disallineamenti di profitto causati per l’appunto dal carattere dell’investitore, esemplificato da una folla avida e disinformata che “gioca” a fare trading perché sembra la via più facile per ottenere favolosi rendimenti!

Guadagnare Investendo in Azioni: La Strategia Buy and Hold

La strategia di investimento buy and hold divenne popolare negli anni ’90 grazie al sostegno dei “quattro cavalieri” tecnologici del Nasdaq, ovvero i maggiori titoli del settore Tech che i consulenti finanziari consigliavano di acquistare e mantenere a vita. Sfortunatamente, molte persone hanno seguito il loro consiglio in ritardo nel ciclo del mercato rialzista, acquistando titoli come Cisco Systems Inc., Intel Corp e altri ad un prezzo gonfiato che non portò loro alcun guadagno. Nonostante questo, la strategia buy and hold ha prosperato grazie alle azioni blue chip meno volatili e premiando gli investitori con rendimenti annuali impressionanti.

Nel 2011 la società di consulenza Raymond James and Associates pubblicò uno studio sul buy and hold a lungo termine, esaminando il periodo di 84 anni tra il 1926 e il 2010. Quest’era fu caratterizzata da non meno di tre crolli del mercato, generando metriche più realistiche rispetto alla maggior parte dei dati di settore disponibili oggi. I piccoli titoli registrarono un rendimento medio del 12,1% in questo periodo, mentre i titoli di aziende di grandi dimensioni registrarono un modesto calo, con un rendimento del 9,9%. Entrambe le classi di attività hanno sovraperformato le obbligazioni governative, i buoni del tesoro e l’inflazione, offrendo investimenti altamente vantaggiosi per generare ricchezza.

Le azioni hanno continuato a fornire ottime performance tra il 1980 e il 2010, registrando rendimenti annuali dell’11,4%. La sottoclasse azionaria REIT ha battuto la categoria più ampia, con un rendimento del 12,3% causato da un boom immobiliare che contribuì alla straordinaria performance di quel settore. Questa “leadership temporale” evidenzia la necessità di un’attenta selezione dei titoli nella fase di acquisto (buy) e mantenimento (hold), ma anche possedere delle buone conoscenze in materia.

Le grandi azioni hanno invece sottoperformato tra il 2001 e il 2010, registrando un magro rendimento dell’1,4%, mentre le azioni più piccole hanno mantenuto un ottimo rendimento medio del 9,6%. Questi dati dimostrano ancora una volta l’importanza della diversificazione degli asset, operazione che richiede un mix di capitalizzazione ed esposizione settoriale. Anche i titoli di Stato sono aumentati durante questo periodo, ma il desiderio di maggiore sicurezza durante il crollo economico del 2008 ha probabilmente distorto quei numeri.

Lo studio Raymond James and Associates identifica altri errori comuni commessi dagli investitori, osservando che il rischio aumenta in modo geometrico quando non si riesce a distribuire l’esposizione tra i livelli di capitalizzazione, la crescita rispetto al valore e i principali benchmark, incluso l’indice Standard & Poor’s 500. Inoltre, i risultati raggiungono un equilibrio ottimale attraverso la diversificazione cross-asset che prevede un mix tra azioni e obbligazioni. Tale vantaggio si intensifica durante i mercati orso, allentando il rischio di ribasso.

Guadagnare Investendo in Azioni: L’Importanza del Concetto di Rischio-Rendimento

Guadagnare investendo in azioni è sicuramente più facile che riuscire a mantenere i guadagni nel tempo, con algoritmi e altre forze interne che generano volatilità e inversioni che sfruttano il “comportamento del branco”. Questa polarità evidenzia la questione cruciale del rendimento annuale perché non ha senso comprare azioni se generano profitti minori di quelli immobiliari o di un mercato forex. Mentre la storia ci dice che le azioni possono registrare rendimenti più importanti rispetto ad altri titoli, la redditività a lungo termine richiede una gestione dei rischi e una disciplina rigida per evitare insidie ​​e valori anomali periodici.

La moderna teoria del portafoglio fornisce un modello critico per la percezione del rischio e la gestione patrimoniale, sia che siate un investitore alle prime armi che uno più esperto. La diversificazione fornisce le basi per questo approccio classico al mercato, mettendo in guardia gli investitori a lungo termine che possedere e fare affidamento su una singola classe di attività comporta un rischio molto più elevato rispetto a un paniere di azioni, obbligazioni, materie prime, immobili e altri tipi di strumenti finanziari.

Bisogna anche sapere che il rischio può essere di due tipi: sistematico e non sistematico. Il rischio sistematico è quello derivante da guerre, recessioni ed eventi nefasti che generano un’elevata correlazione tra diversi tipi di attività, minando l’impatto positivo della diversificazione. Il rischio non sistematico riguarda invece il pericolo intrinseco, ovvero quando singole aziende non riescono a soddisfare le aspettative di Wall Street o si lasciano coinvolgere in un evento che cambia paradigma, come il problema del cibo contaminato che ha fatto crollare Chipotle Mexican Grill Inc. di oltre 500 punti tra il 2015 e il 2017.

Molti individui e consulenti affrontano il rischio non sistematico possedendo fondi negoziati in borsa (ETF) o fondi comuni di investimento al posto dei singoli titoli. L’investimento in indici offre una variazione popolare su questo tema, limitando l’esposizione nell’S&P 500, Russell 2000, Nasdaq 100 e ad altri importanti benchmark. Entrambi gli approcci abbassano ma non eliminano il rischio non sistematico perché catalizzatori apparentemente non collegati possono dimostrare un’alta correlazione con la capitalizzazione di mercato o il settore, innescando onde d’urto che avrebbero un impatto simultaneo su migliaia di azioni.

Guadagnare Investendo in Azioni: Gli Errori Comuni degli Investitori

Lo studio Raymond James nel 2011 ha rilevato che gli investitori individuali hanno sottoperformato l’indice S&P 500 in modo grave tra il 1988 e il 2008, con l’indice che ha registrato un rendimento annuale dell’8,4% rispetto, dell’1,9% in calo per i singoli investitori.

I risultati evidenziano la necessità di un portafoglio ben strutturato o di un consulente finanziario qualificato che “diffonda” il rischio tra diversi tipi di attività e sottoclassi azionarie. Una selezione di azioni o fondi ottimale può superare i vantaggi naturali dell’asset allocation, ma le prestazioni sostenute richiedono tempo e sforzi considerevoli per la ricerca, la generazione di segnali e la gestione aggressiva della posizione. Anche gli operatori di mercato qualificati hanno difficoltà a mantenere tale livello di intensità nel corso degli anni o dei decenni, rendendo l’allocazione una scelta più saggia nella maggior parte dei casi.

Tuttavia, l’asset allocation ha meno senso nei piccoli conti di trading e pensionistici che hanno bisogno di costruire una considerevole equity prima di impegnarsi nella vera gestione patrimoniale. La piccola esposizione azionaria può generare rendimenti superiori in tali circostanze mentre la creazione di conti tramite detrazioni di buste paga che contribuisce alla maggior parte del capitale. Anche questo approccio pone rischi considerevoli perché gli individui possono diventare impazienti ed esagerare commettendo uno degli errori più dannosi, ovvero il market timing.

Il market timing è una strategia di investimento che ha lo scopo di individuare il momento più profittevole per entrare e uscire dai mercati finanziari. I timer trader professionisti impiegano decenni a perfezionare questa tecnica, osservando schemi di comportamento ripetuti che si traducono in strategie di entrata e uscita redditizie. L’investitore medio non riesce però a comprendere la natura ciclica del movimento del mercato, in quanto spesso acquista ad un prezzo troppo alto o vende ad un prezzo troppo basso. Di conseguenza, le loro decisioni di market timing minano i rendimenti a lungo termine mentre prosciugano la loro fiducia, aggiungendo una barriera psicologica che può essere difficile da superare.

Gli investitori vogliono credere nelle società che possiedono, ma questa “storia d’amore” può essere dannosa perché incoraggia l’esposizione eccessiva in pochi titoli, esponendoli a rischi non sistematici che alterano i valori.

Sfortunatamente, la storia di azioni che cambiano paradigma sono poche e lontane tra loro, e richiedono un approccio umile all’acquisto piuttosto che una strategia aggressiva che cerca sempre il grande rendimento.

Guadagnare Investendo in Azioni: Finanze, Stile di Vita e Psicologia

Guadagnare investendo in azioni redditizie ha una stretta correlazione con le finanze personali di un individuo. Un investitore giovane e alle prime armi potrebbe avere poco capitale da investire, mentre un investitore più anziano ed esperto potrebbe aver accumulato ricchezze sostanziali ma avere poco tempo per aumentare i rendimenti, facendo di un consulente di fiducia l’unica opzione praticabile.

Questi disallineamenti economici possono generare rendimenti inferiori o anche nessun rendimento. Le persone più giovani e appena agli inizi possono diventare impazienti nella creazione di ricchezza e provare quindi troppi stili di investimento, aumentando quindi le probabilità di perdere denaro nel processo. I pericoli del trading dovrebbero essere chiari e limitati al capitale disponibile fino a quando un track record a lungo termine supporti un rischio maggiore. Nel frattempo, anche gli individui più anziani ma con competenze limitate possono commettere errori catastrofici se non hanno una certa esperienza nel funzionamento del mercato.

È imperativo che i problemi di salute e disciplina personale vengano affrontati in modo completo prima di impegnarsi in uno stile di investimento proattivo perché i mercati tendono a imitare la vita reale. L’abuso di droghe e nicotina e lo stile di vita sedentario possono avere infatti effetti negativi sui rendimenti se generano una bassa autostima, che può essere a sua volta stimolata dalle perdite finanziarie. Ciò è particolarmente vero quando si fa ricorso alla speculazione a breve termine.

Uno studio del 2005 descrive l’Effetto Struzzo. Nel contesto dell’investimento, lo struzzo si basa sul malinteso popolare che quando questo grande uccello percepisce il pericolo e non può scappare, affonda la testa nella sabbia. Allo stesso modo, gli investitori che mostrano comportamenti simili agli struzzi preferiscono ignorare le notizie negative, che potrebbero avere un impatto significativo sui loro portafogli di investimento, nella speranza che il problema scompaia. Sebbene si tratti di un approccio estremamente passivo all’investimento, è opportuno notare che l’effetto struzzo non è esposto solo dagli investitori passivi, ma anche dagli investitori attivi. In questo caso, essi tendono ad osservare più frequentemente i loro portafogli nei mercati emergenti e meno frequentemente (“mettendo la testa nella sabbia”) nei mercati in ribasso.

L’autore osserva inoltre come questo fenomeno influenzi il volume degli scambi e la liquidità del mercato. I volumi tendono ad aumentare nei mercati in crescita e diminuiscono nei mercati in calo, aggiungendo la tendenza osservata dai partecipanti ad inseguire i trend rialzisti.

La perdita di liquidità del mercato durante le fasi discendenti è coerente con le osservazioni dello studio, indicando che “gli investitori ignorano temporaneamente il mercato in periodi di recessione, in modo da evitare di venire a patti mentalmente con perdite dolorose.” Questo comportamento autolesionistico è anche prevalente nella gestione abituale del rischio e spiega perché gli investitori spesso vendono i loro titoli più redditizi troppo presto, ovvero l’archetipo opposto della redditività a lungo termine.

Conclusioni

Da quanto appena detto, è senz’altro possibile guadagnare investendo in azioni, ma i potenziali investitori devono sapere che il mercato azionario è pieno di ostacoli economici, strutturali e psicologici. Il percorso più affidabile verso la redditività a lungo termine deve cominciare scegliendo il giusto broker di trading online e cercare sempre nuove opportunità man mano che il capitale cresce. Acquistare e mantenere gli investimenti offre il percorso più duraturo per la maggior parte dei partecipanti al mercato, mentre per quei pochi trader che padroneggiano abilità speciali è possibile ottenere rendimenti superiori attraverso diverse strategie che includono speculazioni a breve termine e vendite allo scoperto.

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