– News – Emergenza Scuola, i “Divari Digitali: Spendere di più per risparmiare

(Teleborsa) – I divari digitali comportano criticità nell’insegnamento in genere ed in modo particolare nella Didattica a Distanza. Questa situazione incide sulle condizioni di vita scolastica di circa un milione di persone (800.000 studenti e 200.000 insegnanti) vanificando spesso anche i migliori propositi. Il Governo sa di doversi impegnare nel colmare i divari digitali con programmi specifici a seconda che si tratti di aree bianche, grigie o nere. Le bianche indicano la situazione di maggiore divario. Gli interventi previsti da norme specifiche sono all’ attenzione, in questi giorni, in Parlamento perché denotano inadeguatezza di risorse e di tempi non soddisfacenti.

Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia Romagna, nella sua funzione di Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome in data 18 Marzo 2020 ha inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, un documento “sullo stato del Grande Progetto Banda Ultralarga e e sui gravi ritardi – come riscontrati dai verbali del COBUL e dai dati di Infratel – che investono l’intervento nelle cd aree bianche e della preoccupazione delle Regioni e Province Autonome per il rischio, malgrado gli interventi regionali, di perdita di propri fondi a valere sull’attuale programmazione FESR e FESAR.”

Questo argomento sarà oggetto di intervento specifico su cui scriveremo. Era, pur tuttavia, necessario richiamare questo punto perché elemento da tenere in considerazione agli effetti di alcuni aspetti della Scuola e dell’insegnamento su cui abbiamo rivolto alcune domande all’avvocato Dino Caudullo di Catania, Patrocinante in Cassazione, socio di AGI (Associazione dei Giuslavoristi Italiani), “persona competente e esperto di diritto scolastico”.

Avvocato Caudullo, ritiene che le misure poste in essere per attivare la didattica a distanza siano sufficienti per affrontare questa fase di emergenza?

“Con il DL 18/2020, in queste ore in discussione in Parlamento per la conversione in Legge, il Governo ha previsto uno stanziamento specifico di fondi per il potenziamento della didattica a distanza: 10 milioni di euro per la dotazione alle scuole di piattaforme e strumenti informatici e per il potenziamento di quelle già in dotazione, 70 milioni di euro per mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato d’uso, dispositivi digitali individuali per la fruizione delle piattaforme di didattica e per la connessione alla rete e 5 milioni di euro per la formazione del personale scolastico sulle metodologie e le tecniche per la didattica a distanza. Si tratta di poca cosa, a bene vedere, se si considera la percentuale di famiglie che non possono permettersi l’acquisto di un pc o di un tablet o che non possono accedere alla rete internet, se si pensi alle zone del nostro Paese, ancora troppo vaste, non servite dalla banda larga e se si tiene conto dell’età media del corpo docente che si attesta sopra i 50 anni”.

Se, come probabile, non si tornerà a scuola per quest’anno scolastico, in che modo la didattica a distanza potrebbe colmare l’inevitabile gap che subiranno gli studenti?

“Pur con tutta la buona volontà che sta dimostrando il corpo docente, tra le mille difficoltà che incontra ogni giorno nella didattica a distanza e dei limiti, in alcuni casi marcati, nell’utilizzo degli strumenti e piattaforme informatiche, temo che il gap che resterà sarà difficilmente recuperabile. Non tutte le scuole sono riuscite infatti ad organizzare un’offerta didattica omogenea, in molti casi la giornata si limita ad un paio di ore di lezione, non tutti gli alunni seguono le lezioni e non è prevista alcuna obbligatorietà della valutazione per verificare i progressi nell’apprendimento. Sono tutti segnali che non depongono a favore dell’efficacia dell’azione intrapresa”.

In vista del prossimo anno scolastico, e tenuto conto di un’ipotesi di ritorno del virus ad ottobre, potrebbe ripresentarsi il problema della sospensione delle lezioni in presenza e della ripresa della didattica a distanza. Secondo lei si stanno predisponendo misure sufficienti per l’avvio del nuovo anno scolastico?

“Al momento, l’unico intervento ulteriore posto in essere dal Governo è stato con il Decreto legge n.22/2020, con cui è stata resa obbligatoria l’attività didattica a distanza (Dad), laddove si precisa, tra le misure previste per l’ordinato avvio dell’a.s. 2020/2021 che, in caso sospensione delle attività didattiche in presenza per emergenza epidemiologica, il personale docente assicura comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza, utilizzando strumenti informatici o tecnologici a disposizione. Se però a questo non si aggiungono un cospicuo stanziamento di fondi, una corretta formazione del personale ed un massiccio reclutamento di nuovi docenti, possiamo solo sperare che il virus non si faccia più vedere perché, altrimenti, anche per la scuola italiana, sarebbe un vero disastro.

Proprio sul nodo del reclutamento, in occasione dell’incontro del 21 aprile con il Ministro Azzolina, i sindacati della scuola hanno invocato la previsione di meccanismi di reclutamento più agili e tempestivi rispetto al concorso ordinario, con una procedura straordinaria che parta da una graduatoria per titoli, da cui attingere per l’accesso al percorso formativo ed alla prova orale selettiva a conclusione dello stesso, con valore abilitante e di conferma in ruolo. Solo in questo modo, secondo i sindacati, si potrebbe realisticamente ipotizzare l’assunzione a tempo indeterminato dei docenti dal prossimo 1° settembre e garantire un corretto svolgimento dell’anno scolastico”.

Numerosi interlocutori, tra cui l’avvocato Dino Caudullo e il Presidente Nazionale del sindacato Anief Marcello Pacifico (nell’intervista pubblicata ieri), sottolineano temi ricorrenti, quali abbandono scolastico (quante ragazze e quanti ragazzi hanno abbandonato la scuola?), disagio sociale, mancanza di uniformità, posto dell’Italia in Europa, un milione fra studenti & insegnanti in situazione di criticità nella DAD, precariato, strumenti, formazione…”c’è davvero molto da fare“. E la ricetta che da ogni parte viene avanzata sempre più è la stessa: Investire per ridurre la spesa. Spendere in investimenti per risparmiare. (2 continua)

di Egidio Pedrini



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