– News – Tassi negativi sui conti, nelle banche il dibattito è aperto

Le valutazioni, insomma, sono in corso. Per Alessandro Vandelli, amministratore delegato di Bper, «è ormai tempo che il sistema bancario affronti il problema» dei tassi negativi. «Le banche soffrono in questa fase, ormai prolungata, in cui la liquidità che depositano presso la Bce viene remunerata a tassi negativi – dice Vandelli al Sole 24Ore – C’è dunque la necessità di studiare soluzioni per attenuare gli effetti negativi della situazione». Tuttavia per il banchiere «bisogna agire con prudenza, soprattutto in un Paese come il nostro, in cui la propensione al risparmio è un valore largamente condiviso, perché messaggi non correttamente gestiti potrebbero disincentivare abitudini consolidate. Non credo, dunque, che si arriverà a ipotizzare l’utilizzo di tassi negativi su tutta la clientela retail». Un messaggio in sintonia con quello che arriva da Ubi, banca guidata da Victor Massiah. Che di fatto «non ritiene probabile applicare interessi negativi a clienti individuali privati». 

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Da parte di molti banchieri interpellati da Il Sole 24 Ore, di fatto, non c’è alcuna intenzione di toccare il risparmio dei singoli privati, magari anche con patrimoni elevati. Ma nel contempo diversi manager evidenziano l’utilità di avviare quanto meno una riflessione sul tema dei depositi (infruttiferi per i clienti, ma molto costosi per le banche) lasciati nel “parcheggio” dei conti correnti da parte delle grandi società o delle istituzioni finanziarie. Che scelgono di non investire in attività materiali e immateriali, complice la fase di incertezza. E si cautelano, rimanendo liquidi.

Chi rimane fermo, chi no

Per qualcuno che valuta, qualche altro sgombra il campo da ogni ipotesi di “tassare” la clientela, indipendentemente dalla dimensione. A quanto risulta a Il Sole 24 Ore, per il Credem o BancoBpm quello dei tassi negativi sui depositi non è in alcun modo un tema sul tavolo. Stessa cosa per Banca Mps, istituto peraltro contrassegnato dalla presenza dello Stato nel capitale (68%). «Noi non ci abbiamo mai pensato», ha detto la presidente di Mps, Stefania Bariatti, a margine dell’esecutivo dell’Abi. Non è da escludere peraltro che, come segnala qualche banchiere, a trarre beneficio dall’introduzione di questa misura siano gli istituti che fino ad oggi hanno fatto raccolta a costi promozionali elevati: questi istituti potrebbero raccogliere eventuali deflussi in arrivo dalle altre banche, magari registrando anche un calo del costo del funding. Se è vero che le scelte commerciali dei singoli istituti sono libere, è possibile che fughe in avanti su questo fronte possano essere destabilizzanti per il sistema? Il timore di diversi banchieri è che grandi masse di liquidità che defluiscono da una banca (perché tassate) verso altri istituti (dove non si applicano tassi negativi) che però si trovano a dover sostenere costi imprevisti. Per questo qualcuno invoca un approccio condiviso nel sistema, pur nella libertà delle scelte commerciali. Gian Maria Mossa, a.d. di Banca Generali, alla Stampa ha evidenziato come il problema di applicare i tassi negativi sui depositi sia «politico» e scelte di questo tipo «debbano essere fatte collegialmente, dalle istituzioni», e non da singole banche.

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