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Lo Spread Btp-Bund e i Suoi Effetti Sull’Economia Italiana

Nell’ultimo decennio, soprattutto nel periodo post crisi economica (2008), alcuni termini tecnici della finanza sono entrati a far parte della nostra vita quotidiana. “Spread Btp Bund” è uno di questi. Quando se ne sente parlare, però, non è un buon segnale per i nostri Titoli di Stato e per il nostro debito pubblico. Con tutte le conseguenze che gli allarmi dell’Unione Europea (a seguito di un mancato rispetto dei parametri di Maastricht), possono avere sulle tasse, sulle spese dello stato e sui servizi offerti ai cittadini italiani. Nell’articolo di oggi non vedremo solo da cosa è rappresentato lo spread tra i btp e il bund tedesco, ma anche il modo in cui viene calcolato e i motivi per cui può variare nel tempo. E soprattutto, vedremo quali effetti ha sul debito pubblico e, più in generale, sulla nostra economia. La variazione dello spread può infatti colpire altri aspetti della nostra vita, come i finanziamenti ai privati, le banche, i fondi obbligazionari e le aziende private.

Btp italiano, Bund tedesco e Spread

Il Btp è il buono del tesoro poliennale a tasso fisso emesso dallo Stato italiano, ed ha una durata variabile che va dai 3 ai 30 anni. Il Bund è il suo “omologo” teutonico: un titolo di Stato a tasso fisso emesso dallo stato tedesco. Lo spread è la differenza tra il tasso di rendimento di un Btp e di un Bund calcolato su una scadenza di 10 anni.

Procedura di Calcolo

Ogni titolo ha un rendimento composto dalla componente cedolare più il guadagno o perdita in conto capitale. La componente cedolare è data dai flussi di interessi che il titolo periodicamente paga. Il guadagno o la perdita in conto capitale è dato dalla differenza fra quanto il risparmiatore ha pagato il titolo e quanto viene rimborsato a scadenza che è quasi sempre il 100% del valore nominale. Il tutto viene rapportato al prezzo di acquisto del titolo.

Rendimento titolo: (Interessi + (valore rimborso – prezzo acquisto))/prezzo acquisto

Lo spread tra Btp e Bund, in un determinato arco temporale, rappresenta la differenza tra il rendimento dei due titoli usando nel calcolo il prezzo che i due titoli hanno in quel dato momento al posto del prezzo di acquisto. In poche parole…

Spread Btp Bund: Rendimento Btp – Rendimento Bund

Se lo spread è ad esempio a 250 punti base, significa che il Btp rende il 2,5% in più rispetto al Bund.

Perché Lo Spread Varia Nel Tempo?

Chi investe in azioni conosce benissimo una delle regole dei mercati finanziari, dove al maggiore rischio corrisponde una maggiore ricompensa. Il Bund, però, è considerato un titolo privo di rischio, in quanto l’emittente è molto solido (lo Stato). Lo spread segnala quanto il Btp rende in più rispetto al Bund. Quindi, maggiore sarà lo spread, maggiore sarà il rischio che il mercato percepirà associato al Btp italiano. E tanto maggiori sono i dubbi dello stesso sulla capacità dello Stato italiano di rimborsare regolarmente i propri debiti. Quando lo spread è ampio significa che il mercato ha paura e che richiede rendimenti più alti per investire su titoli dello Stato italiano. Si tratta però di un rischio solo “percepito”: non è detto infatti che a lungo termine le difficoltà di uno stato si traducano necessariamente in un default. Quando lo spread aumenta, vuol dire che stanno aumentando i dubbi sull’affidabilità dell’Italia da un punto di vista finanziario. Quando diminuisce, il paese riguadagna credibilità. Ma è anche possibile che lo spread aumenti perché il rendimento del Bund diminuisce a causa dell’aumento della domanda di mercato. Ogni cosa deve essere vista nel giusto contesto, soprattutto in ambito economico-finanziario.

Effetti Dello Spread

Gli effetti dello spread sullo Stato, dipendono in gran parte da come è strutturato il debito pubblico. Come abbiamo detto prima, i Btp nascono a tasso fisso: quindi il fatto che il rendimento possa variare è importante per chi investe in Btp. Per lo Stato il discorso è più complesso. Per quanto riguarda i Btp già emessi, lo Stato comunque paga gli interessi pattuiti all’atto dell’emissione. In questo senso, non cambia nulla. Ma il fatto che lo spread sia cresciuto significa che quando i Btp iniziano ad andare in scadenza, lo Stato dovrà emetterne degli altri con interessi e rendimento più alti, altrimenti rischierà che non vengano acquistati. Tradotto, significa che quando i Btp scadono e lo Stato ne emette di nuovi, l’onerosità del debito pubblico sale. Il maggior rischio percepito si traduce in un aumento del rendimento richiesto e in un maggior costo del debito per lo Stato. Per quanto riguarda invece i finanziamenti a cittadini e privati, essi sono innanzitutto correlati all’Euribor, il tasso interbancario che risente più della maggiore o minore liquidità presente nel mercato interbancario che non dello spread Btp Bund. In questo scenario, è addirittura possibile che i costi dei mutui scendano, soprattutto nei casi in cui la Bce, per poter far scendere gli spread, acquista titoli di Stato e immette in questo modo liquidità nel sistema facendo scendere i tassi Euribor e i tassi intebancari. Chi ha acquistato Btp e altri titoli pubblici, non dovrà venderli e tenerli fino a scadenza, quando verranno rimborsati dall’emittente. Lo spread influenza anche le banche e i fondi obbligazionari. Se la quotazione dei Btp dovesse scendere ancora, salirebbe il rendimento e quindi lo spread aumenterebbe a dismisura. E ciò avrebbe un impatto negativo sulle banche, perché sono investitori istituzionali e investire in titoli di Stato è una delle loro maggiori attività quotidiane. Stesso discorso anche per i fondi obbligazionari, che perderebbero tantissimo, perché valutano il portafoglio titoli al prezzo di mercato. Infine, i movimenti dello spread ha degli effetti anche sulle aziende, in quanto per un cittadino italiano potrebbe diventare più conveniente comperare titoli di Stato piuttosto che investire in obbligazioni private. Ma, a differenza di un’azienda, lo Stato è un emittente più solido e quindi tendenzialmente in cima alle preferenze degli investitori.

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