Le teorie economiche di Jim Rogers, il guru delle commodities

Esistono diverse categorie di investitori: c’è chi sta costantemente davanti al computer seguendo l’andamento dei mercati, i trend e i grafici e altri, invece, che vanno alla scoperta delle migliori occasioni in giro per il mondo! In questa seconda categoria, rientra sicuramente Jim Rogers (all’anagrafe James Beeland Rogers), 60enne co-fondatore del Quantum Group of Funds (assieme a George Soros) e dell’indice Rogers International Commodities, che è tra i più seguiti del settore.

jim rogersRogers nasce a Wetumpka (Alabama), ma crebbe nella città di Demopolis, dove a soli 5 anni (si cinque, avete capito bene!!) iniziò la sua prima attività economica vendendo bottiglie d’acqua alle partite di baseball! Nel 1964, dopo essersi laureato alle Yale University, ottiene il suo primo lavoro a Wall Street e precisamente alla Dominick & Dominick. Due anni dopo ottiene anche il Master’s Degree (che corrisponde alla nostra laurea magistrale) alla Oxford University. Dopo il periodo di studio, Rogers torna negli Stati Uniti dove svolge il servizio di leva per alcuni anni. E dopo iniziò la sua inarrestabile ascesa! Nel 1970 Rogers trovò lavoro alla Arnhold & S. Bleichroeder, dove conobbe il grande George Soros. Nello stesso anno, i due fondarono la Quantum Fund, che divenne in breve tempo una delle aziende più importanti al mondo del settore finanziario. Nel 1980 Jim decise di ritirarsi e di girare la Cina in motocicletta, per poi tornare negli Stati Uniti, dove divenne docente di finanza alla Columbia Business School di New York. Ma non si limitò a fare il professore: fu anche un noto volto televisivo televisivo americano e, soprattutto, un uomo amante delle provocazioni!! Jim Rogers, infatti, ha da molto tempo messo nel mirino delle sue critiche le grandi istituzioni finanziarie. In particolare, le banche centrali, che negli ultimi anni si sono prodigate per non far mancare la liquidità necessaria al sistema. Secondo lui, questo modo di fare creerà un’iperinflazione nei prossimi anni, a causa dell’enorme quantitativo di denaro cartaceo in circolazione. Più precisamente, nella sua “lista nera” ci sono la Federal Reserve e la Bank Central of England, quest’ultima accusata di sostenere un modello di sviluppo destinato al fallimento certo!

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A suo modo di vedere (ma non solo suo!!) sarebbe stato giusto far fallire le banche e le altre istituzioni finanziarie che avevano accumulato debiti “mostruosi”! Al contrario, i Governi mondiali hanno deciso di finanziarle e così si sono indebitati a loro volta, dando vita all’attuale crisi economica dalla quale non si vede via d’uscita. A questo proposito, ha recentemente dichiarato: “Soltanto perchè si è trovato ora un modo per permettere alle banche di accedere a maggiori prestiti, non significa che questa sia la soluzione al problema; anzi, questo è il modo di peggiorare la situazione. Bisogna smettere di spendere soldi che non esistono. La soluzione al debito eccessivo non è l’aggiunta di maggior debito. Quanto questo accordo fa è consentire alle banche di avere un’opportunità di accumulare debito per un periodo di tempo più lungo” Da qui la sua teoria che sia il dollaro che l’euro, tra un pò, diventeranno delle monete marginali! Meglio, secondo lui, diffidare delle emissioni in questa valuta, preferendo piuttosto quelle dei Paesi emergenti, che presentano minori squilibri economici, Cina e il suo yuan in primis.

Ma Rogers ne ha anche per la Grecia, sostenendo che “si doveva farla morire“! Secondo lui, la Grecia andava lasciata fallire perchè sarebbe stato un segnale di forza e di “pulizia” per l’Europa e per l’Euro, naturalmente sul lungo periodo. Ma ormai politici, banchieri, finanzieri ecc. si concentrano sempre e solo sul breve periodo…mentre sul lungo lasceranno la “patata bollente” ai prossimi governi!!

“ritorno alla terra”

Rogers, dopo aver girato decine di Paesi nell’arco di due anni per conoscere da vicino le loro problematiche e le occasioni di sviluppo, si convinse sempre più che nel prossimo decennio saranno protagoniste le commodity agricole. Già in passato abbiamo assistito all’innalzamento dei prezzi dei beni della terra come zucchero e mais, in seguito a carestie o tensioni socio-politiche. Considerato che la domanda di questi prodotti è destinata ad aumentare in relazione alla crescita dei mercati emergenti, mentre l’offerta non riuscirà a mantenere lo stesso tasso di sviluppo, che porterà inevitabilmente ad una pressione sui prezzi. Rogers non esclude pertanto nuove guerre per il controllo delle materie prime, specialmente se vi sarà un’ulteriore crescita delle loro quotazioni.

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